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Argomenti:     Casa & La Perla (86)    Spirito & Humour (24)  
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Nicolò Mercoledì, 14 Febbraio 2018

A San Valentino, una santa pazienza

La maggior parte di noi che lavora qui in Casa viene da fuori e per tutta la stagione deve affrontare il disagio della lontananza: amori, amici, famiglia. E in certi momenti non è per niente facile
A San Valentino, una santa pazienza
 
 
 
Se c’è una cosa che nasce spontanea fra chi lavora lontano da casa è proprio la ricerca di un minimo di vicinanza fra le persone. Il segreto per contrastare la malinconia è ricreare qualche piccola situazione che possa permetterti di dire ‘ma sì, sono un po’ a casa mia’...
E poi arriva San Valentino. Dopo le feste di Natale e il capodanno e prima della Pasqua. Almeno con la Pasqua si chiude e si aprono davanti a noi le porte di un possibile ritorno. A casa, dagli amici, dalle famiglie, da morose e morosi. Certo che San valentino, per chi di noi ha relazioni lontane, il cuore un po’ lo pizzica. Soprattutto quando ai tavoli ci sono coppiette che cenano a lume di candela con occhi languidi e i fiori sul tavolo e qualche pacchettino che conserva chissà quali promesse, quali sogni futuri. E poi le mani che si toccano. Vabbè, lasciamo perdere, ci si concentra sul lavoro e si tira dritto. Certo, non è facile per noi che veniamo da lontano e lavoriamo lontano dalle persone a noi care. Qui in Casa siamo un centinaio di forestieri, prevalentemente ragazzi e ragazze, che le radici le hanno conservate in un pacchetto riposto nella valigia. Eh sì, siamo un po’ migranti, anche se molto più fortunati di quelli costretti ad attraversare mari, confini con il filo spinato e vivono sulla propria pelle razzismi e discriminazioni di ogni sorta. Però ve lo giuro, il Natale è il momento più difficile. Sarà per quell’atmosfera un po’ rarefatta, che qui in montagna si moltiplica a livello esponenziale; sarà perché anche gli ambienti in Casa si arricchiscono di elementi che sono un inno al calore, allo stare bene, all’esaltazione dei buoni sentimenti da condividere con le persone amate. Sarà quel che sarà, ma è dura. Non bastano le nuove tecnologie, da whatsapp a skype, non basta il digitare frenetico su ogni tipo di tastiera per sentirsi più vicino a chi si vuole bene. Certo aiutano. Ma quello che aiuta di più è la solidarietà che nasce fra di noi. Ed eccoci così a brindare a fine servizio, a scambiarci piccoli regali o semplicemente un po’ di buone parole, che fanno un gran bene però. Perché se c’è una cosa che nasce spontanea fra chi lavora lontano da casa è proprio la ricerca di un minimo di vicinanza fra le persone. Si creano gruppetti, a volte si creano vere e proprie relazioni e qui la faccenda cambia. C’è la birra a fine servizio, la sciata nel giorno libero, gli scherzi e qualche discussione, quelle non mancano mai. Il segreto per contrastare la malinconia è ricreare qualche minima situazione che possa permetterti di dire ‘ma sì, sono un po’ a casa mia’...
Quando si ha una relazione a distanza è come andare sull’altalena. Su e giù, giù e su. Si vive in una sorta di limbo, in un equilibrio precario, si è funamboli dell’amore. A detta di Michele, il nostro commis sommelier che è di Piacenza è ha una relazione con una ragazza di qui che però adesso lavora a Londra, si vive l’amore lontano con la consapevolezza che possa finire da un giorno all’altro. Certo, questo può accadere anche in situazioni in cui è possibile pestarsi i piedi tutti i santi giorni. Però c’è una bella differenza. Michele mi dice che l’amore lontano da un lato si nutre di sogni, di proiezioni, di piccole grandi cose quotidiane che alimentano la fiducia nel prossimo. Dall’altro l’amore lontano ha bisogno di progetti, di visioni con la prospettiva che prima o poi la distanza va risolta, altrimenti non c’è nulla da fare. Il tempo, come si sa, è tiranno. E allora cosa rimane dopo una stagione, che a volte sono tre quattro dieci, lontano da casa? La conoscenza di tantissime persone, la condivisione di esperienze e racconti, s’imparano un sacco di cose e a un certo punto appare chiaro che la somma delle distanze abbiano come risultato nuove vicinanze. E questo lo può capire solo chi davvero ha vissuto per lavoro lontano da casa.

Nicolò
 
 
 
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