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Argomenti:     Bello & Buono (36)    Casa & La Perla (80)  
Tags:    Attività     Cibo     Pensieri     Personalità
 
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Marco Pellegrini Venerdì, 3 Luglio 2015

Una bella brigata

Una bella brigata, non c’è che dire. Si destreggia fra le sale delle stube con disinvoltura e leggerezza. Conosce il significato di parole come disciplina e rispetto, accoglienza e ospitalità. E’ una brigata giovane quella che si muove sulla tavolozza contrassegnata dai colori che dipingono le stube: bianco e rosa, giallo e salmone, verde e blu. Il più giovane fra tutti si chiama Alberto. 
Una bella brigata
 
 
 
„Chi sminuisce le qualità dei giovani, chi non li apprezza e li dipinge con futili luoghi comuni, vuol dire che non li conosce.“
E’ arrivato in Casa che aveva diciannove anni, un ragazzo. Di Bassano del Grappa, città famosa per il ponte, e che l’idea di brigata quindi ce l’ha nel sangue. Ha iniziato da commis e adesso che di anni ne ha ventuno, e continua a rimanere il più piccolo di tutti, è già chef de rang. Non è che il cammino sia stato tutto rose e fiori, ma è normale: nessuno ‘nasce imparato’ come dicono a Roma. Adesso, però, guai a toccargli la stube blu, ma soprattutto quella verde. Dice che la sente ‘sua’ in modo particolare. Non che le altre non gli piacciano, ma la stanza verde, con quella stufa altrettanto verde ha qualcosa di intimo. Trasmette un calore particolare. E allora deve essere tutto perfettamente in ordine, nulla fuori posto. Alberto è quasi geloso della stube verde. La cura con devozione. E fa altrettanto con gli ospiti. Come se volesse trasmettere con i suoi modi garbati la bellezza di cenare in un ambiente simile. In effetti la stube verde, proprio perché è piccola, è forse la più calda. Riconoscere in un giovane una tale sensibilità mi sorprende ancora. Se penso ai luoghi comuni che girano intorno ai ragazzi di oggi devo dire che un po’ di nervoso mi viene. Alberto: tre anni qui in Casa. Cinque stagioni tra inverno ed estate. Conosce tre lingue. E’ sempre cordiale, cortese, premuroso. Ha imparato a essere puntuale e ad andare in snowboard… Se questi sono i nostri giovani c’è da essere fiduciosi, altroché.
Alberto è sempre con il suo amico Nicolas, altro giovane chef de rang. Li chiamiamo il gatto e la volpe. Mai arroganti, sempre pronti. Come se non avessero paura di trovarsi di fronte a ospiti generalmente molto più grandi di loro. Ciò significa che questi ragazzi lavorano bene, sanno guadagnarsi fiducia e rispetto, sanno valorizzare il lavoro della brigata che si destreggia in cucina. Del resto non può esserci una buona cucina senza un servizio di prim’ordine. Guardare come questi ragazzi affrontino il lavoro non certo semplice di gestire le sale di un ambiente così particolare come quello delle Stube mi fa capire che un pezzo di futuro, non solo della Casa, è in buone mani. E un po’ ne sono orgoglioso anch’io.

Marco Pellegrini
 
 
 
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