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Argomenti:     Cultura & Tradizione (13)    Natura & Ambiente (33)  
Tags:    Alto Adige - Südtirol     Dolomiti     Natura
 
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Nicola Dal Falco Sabato, 25 Gennaio 2014

Scrivere nel mito

Quando mi è stato proposto di raccontare, nuovamente e diversamente, la storia della caduta del regno di Fanes, il primo pensiero è stato quello di non cadere nella trappola del fantastico, cercando, invece, di seguire la via maestra delle immagini.
Scrivere nel mito
 
 
 
“Il mito serve a fare i conti con la parte oscura.”


 Quando mi è stato proposto di raccontare, nuovamente e diversamente, la storia della caduta del regno di Fanes, il primo pensiero è stato quello di non cadere nella trappola del fantastico, cercando, invece, di seguire la via maestra delle immagini.
C’è, infatti, una grande differenza tra la fantasia e l’immaginazione. Avere delle fantasie, sognare ad occhi aperti significa proiettare in un mondo contiguo, i propri ideali, le proprie attese, i propri ricordi.
Immaginare, al contrario, è il modo con cui la cultura agisce a livello più profondo. Attraverso le immagini ci ricolleghiamo al passato.
Sulle immagini, molto più che sulle parole, poggia la coscienza di essere qui ed ora, di appartenere al mondo.
Chi, allora, se non “Ey de Net”, Occhio di Notte, può condurci al di là delle apparenze, giocando fino in fondo la partita della vita sotto lo sguardo ora luminoso ora sfuggente della luna?
Come dice l’ontano, nel capitolo intitolato “In viaggio”: «La magia non cambia il tempo, può solo raccontarlo. Chi la usa altrimenti, chi pensa sia un mezzo e non capisce che fa parte del canto delle cose, la volge contro se stesso. Il tuo cuore è ferito? Sanguina come questa corteccia? Nulla è caso. Usa la notte per vedere».
Ecco, possiamo dire che sia proprio il canto delle cose a dipanare il filo del mito.
La vita chiama la vita anche se la morte corteggia ogni istante. Il mito serve a fare i conti con la parte oscura, a percepire diversamente il tempo frammentato dell’esistenza anche se il mito non offre scuse.
Il tempo promesso ha un termine e nulla potrà opporsi alla caduta del regno, alla chiusura del ciclo.
L’unica libertà consentita, nel tempo prima del tempo che fa da sfondo ai miti ladini delle Dolomiti, è quella di riconoscere i segni con cui la Grande Dea stabilisce i giri di ruota. Da questo punto di vista, è la devozione a ricoprire il ruolo di sentimento cardine dell’umanità. Solo chi pensa di farne a
meno, chi crede scioccamente alla propria esclusiva volontà è destinato a perire ignominiosamente. Questa sarà, infatti, la sorte del falso re. Non falso, perché bugiardo, ma falso perché in disaccordo con il fato.

Nicola Dal Falco
 
 
 
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