Utilizziamo cookie per assicurarti una migliore esperienza sul sito. Utilizziamo cookie di parti terze per inviarti messaggi promozionali personalizzati. Per maggiori informazioni sui cookie e sulla loro disabilitazione consulta la Cookie Policy. Se prosegui nella navigazione acconsenti all’utilizzo dei cookie.
 
Book now Request
it  .  de  .  en
 
 
 
 
Argomenti:     Riguardo & Diritti (28)  
 
Lisa Martedì, 25 Novembre 2014

In Africa con la fondazione della Famiglia Costa

Sono passati due anni dalla mia visita in Togo e la nostalgia del ritorno si fa sempre più forte. Mi mancano i sorrisi, qui ne vedo sempre così pochi. Mi infastidiscono poi coloro che qualsiasi sciocchezza rappresenta un problema. Proprio non li sopporto. Vorrei mandarli in Africa con un biglietto do solo andata. Poi vorrei tornarci anch´io prima o poi. Quei visi, quella naturale spontaneità, mi mancano sempre di più.
In Africa con la fondazione della Famiglia Costa
 
Quando a luglio di 2 anni fa partii dall´Africa per tornare a casa, pensai che forse una seconda esperienza sarebbe stata troppo forte per me. Lo pensai quando il penultimo giorno trascorsi un´intera giornata in ospedale a Lomé, dove avevamo accompagnato una delle bimbe della comunità che aveva avuto una reazione allergica a seguito dell´assunzione di antibiotici. Strillava, quella bimba, strillava dal dolore e dal forte prurito che aveva nella pelle cosparsa di bolle. E al nostro arrivo al pronto soccorso, l´infermiera che doveva farle il prelievo del sangue ci disse che se non avremmo acquistato tutta l´attrezzatura per il prelievo, lei non poteva metterci mano. Guardai Maristella, allibita e perplessa, e lei mi disse di restare li a far compagnia alla piccola, che lei andava in farmacia. E quando Maristella se ne andò, la piccola mi guardò e riprese quel pianto affannato. Eravamo sedute in una panchina di legno e guardavo quel via vai di ammalati che accorrevano al pronto soccorso in cerca di aiuto, ma solo chi aveva pagato il ticket poteva essere visitato. Addirittura all´infermiere bisognava portare i guanti sterilizzati affinché potesse effettuare la visita. Dopo circa 40 minuti, Maristella tornó con tutta “l´attrezzatura” che serviva per fare il prelievo: cotone, guanti, disinfettante e ago. Disse che ci aveva impiegato così tanto tempo perché in farmacia c´era una lunga fila di pazienti che avevano bisogno di acquistare il materiale infermieristico. Entrammo nella sala dei prelievi: una stanzina stretta e buia ed un´infermiera che disse proprio due parole di numero. La bimba era sfinita dal pianto, dal dolore, oramai non le uscivano più lacrime dagli occhi. Al termine del prelievo, l´infermiera ci disse che dovevamo far fare una gastroscopia alla piccola. Ci mandò dall´altra parte dell´ospedale,  in cerca di questo mini ambulatorio di cui nemmeno lei sapeva dirci esattamente dove fosse. La bimba sempre in spalla a Maristella, nemmeno riusciva quasi più a camminare. Parte dell´ospedale si sviluppava in un´area esterna, come quasi in giardino di terra rossa, affollato da tutti i parenti dei pazienti che, non potendo tornare a casa per via della distanza, si accampavano con coperte e cuscini e pentole per poter cucinare qualche pasto per i loro ammalati. Maristella mi spiegò che all´ammalato non viene offerta un´assistenza completa, ma solo medica. È compito quindi dei parenti occuparsi della preparazione dei pasti e della pulizia stessa del paziente. E questo spiega il motivo per il quale le famiglie degli ammalati sono accampati all´esterno di ogni stanza dei pazienti. Dopo una ricerca stremata dell´ambulatorio di gastroenterologia, troviamo il dottore che fa accomodare la piccola nel lettino. Da quel momento inizierà per lei un vero calvario. Urla , pianti profondi e tanta, tanta paura. Non vuole farsi infilare giù dalla bocca quel lungo tubo con il quale si sente soffocare. Ed il medico non riesce nemmeno a farle aprire la bocca, da quanto si  muove di continuo su quel lettino. Far fare quella gastroscopia è fondamentale per poterle prescrivere i giusti farmaci. Ma non c è verso; Maristella cerca di corromperla dicendole che poi appena finito ci fermeremo a prenderle il “fufú” che è il suo cibo preferito. E anche le pannocchie arrostite. Ma gli urli non si placano ed io mi sento quasi svenire. Esco dalla porta e passeggio nel corridoio. Tremo. Tremo per la forte agitazione. Tremo dal caldo torrido. Tremo perché vedere la piccola così agonizzante , mi fa sentire impotente. E scoppio in un pianto deliberatorio. In quello stesso momento penso “ma chi me l´ha fatto fare”? Perché ho voluto venire in Africa? E dentro di me penso che questa sarà la mia ultima volta qui. Un mix di sensazioni, di paure, mi sento improvvisamente fragile come non mai. Forse l´Africa non fa per me, forse il mio cuore non è preparato per riuscire a vivere una realtà così forte. Dopo mezz´ora, esce Maristella e mi dice che ce l´hanno fatta! Non sa nemmeno lei come sono riusciti a convincerla, ma ce l´hanno fatta. Prendiamo l´auto con la piccola che prende sonno nel sedile dietro dopo qualche minuto. Ma noi ci fermiamo lo stesso a prenderle il “fufú” e anche le pannocchie arrostite. Quando sente il profumino in macchina, si sveglia, ci sorride e finalmente butta giú qualcosa in stomaco. Prima di arrivare in comunitá, ci fermiamo da una signora a consegnarle un paio di occhiali da vista. Sono arrivati dall´Italia con il container, fino a quel giorno quella povera signora ci vedeva poco poco. Ancora uno stop in farmacia a prendere l´antibiotico per la piccola e poi arriviamo a casa. È buio ormai. Ma i volontari della comunitá ci hanno aspettato per la cena. Stremata, mi siedo a tavola con loro. Forse oggi sono stata troppo impulsiva a pensare che l´Africa è troppo per me, mica voglio dimenticare tutto le emozioni che mi hanno regalato i migliaia di bimbi incontrati per la strada. Per non parlare poi dei visi contenti di quelle mamme incontrate nel nostro consultorio pediatrico, non ci capivamo tanto con la lingua, ma dai loro occhi vedevo la loro gratitudine verso i volontari che stavano aiutando i loro piccoli neonati. No, oggi è stato solo un momento di debolezza, ne sono sicura.

Lisa Campagnolo
 
 
 
Condividi il tuo pensiero con noi
 
 
 
torna su
 
 
 
 
 
 
 
 
Condividi il tuo pensiero con noi
 
comments powered by Disqus
 
torna su
 
 
 
 
Storie da leggere...
 
 
Elide Martedì, 12 Luglio 2016
Quando la cena è buona in tutti i sensi
 
Una serata per la Costa Family Foundation con lo chef Andrea Berton, sabato 23 ...
Leggi tutto
 
 
 
Elide Sabato, 27 Febbraio 2016
Il valore dei valori
 
I valori indicano la strada, ma stare in carreggiata non è così facile
Leggi tutto
Etica     Pensieri
 
 
 
Valerio Venerdì, 12 Febbraio 2016
Ho scritto una lettera al proprietario di Amazon
 
Quando la vita è come quella nei film
Leggi tutto
Etica     Internet
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 Iscriviti 
Str. Col Alt 105 - 39033 Corvara (BZ) Alta Badia - Italia      T. +39 0471 83 10 00      
Privacy     Credits     Cookies     Click to pay     Part. IVA 01231580216     Zeppelin Group – Internet Marketing