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Argomenti:     Cultura & Tradizione (20)  
Tags:    Alta Badia     Dolomiti
 
Artur Lunedì, 10 Novembre 2014

Il Regno dei Fanes

Sono nato a San Vigilio di Marebbe e fin da bambino ascoltavo affascinato le antiche storie  del  FANIS. Si tratta di un antico nome che mi ha accompagnato da sempre.
Il Regno dei Fanes
 
 
 
„Il fascino delle storie e delle leggende che avvolgono le Dolomiti non smette mai di stupire, come se creasse un ponte fra l’infanzia e l’età matura, un ponte fra le generazioni che si chiama identità.“
Qui, fra queste montagne migliaia di anni fa esisteva uno splendido regno fatto di villaggi e campi. Il paese più importante si chiamava Fanis e gli abitanti Fanes. Il castello reale doveva trovarsi nella parte meridionale delle Conturines. Proprio un bel posto per una dimora principesca. Seguendo le leggende che avvolgono le Dolomiti si scoprono i nomi dei luoghi, delle montagne e s’impara a conoscerle per davvero. All’inizio i Fanes erano gente tranquilla, al punto di essere chiamati marmotte. Quando c’era un pericolo, o si sentivano minacciati da assalti nemici, si rifugiavano all’interno dei monti. L’ultimo dei loro re era però un guerriero. E aveva una figlia, la principessa Dolasilla, che, grazie a un incantesimo, divenne un’invincibile tiratrice d’arco. Dolasilla era infallibile e il re sempre più ingordo di fama e ricchezza. Con lui il regno dei Fanes raggiunse il massimo splendore. Tale grandezza iniziò a dare parecchio fastidio e molti popoli si accanirono sui Fanes fino a distruggerli completamente. Le gesta di Dolasilla, però, si tramandarono nei secoli e cantate in strofe che componevano un vero e proprio poema. Per recitarlo tutto, i cantori impiegavano un intero giorno d’estate.
Che tutta questa parte delle Dolomiti, quella che si affaccia sulla Val Badia, abbia una lunga storia lo testimonia l’antico santuario sull’Armentara, dal quale prende il nome il Sasso della Croce. Oggi c’è una seggiovia che porta alla chiesa, ma una volta i pellegrini salivano a piedi a percorrere la via Crucis. Molto probabilmente la chiesa è sorta sopra un luogo di culto pagano, dato che uno dei torrenti che gli passa accanto si chiama Fles, un’antica parola illirica che vuol dire luogo di sacrificio o luogo sacro. Le storie leggendarie dei Fanes potrebbero avere avuto inizio nella remota antichità retica. Si rifanno a lontane tradizioni storiche che risalgono agli Illiri e agli Etruschi. A questi popoli piaceva comporre poesie di caccia, in cui gli animali pensano e parlano come gli uomini. Le poesie rimasero in vita anche nel Medioevo. Giullari e menestrelli allietavano le lunghe serate d’inverno recitando, cantando e ballando nelle corti questi poemi antichi come la notte dei tempi. Le Dolomiti sono scolpite da queste leggende. Sono lo scrigno perfetto per custodire storie incredibili. La Valle di Rudo, la Val Travenanzes, le cime appuntite delle Antruilles, le pareti color sangue della Croda Rossa sono lo scenario meraviglioso in cui ancor oggi rivive il loro suono prodigioso. Per non parlare del Lago di Braies, incastonato nelle montagne settentrionali del Fanis e sormontato dalla poderosa Croda del Becco: i ladini la chiamano Sass dla porta. Leggenda vuole che qui, proprio nel mezzo della montagna, ci fosse una grande porta di roccia ora interrata, che un tempo offriva un passaggio all’interno della montagna alle acque del lago che creavano così una regione sotterranea. E’ proprio qui che dormono gli ultimi dei Fanes. Quando giungerà il tempo promesso, si sveglieranno e usciranno alla luce del sole per ridare vita allo splendido regno dei loro antenati.
Il fascino di queste storie è che non smettono mai di stupire, anche con gli anni che passano. Come se creassero un ponte fra l’infanzia e l’età matura, un ponte fra le generazioni che si chiama identità.

Artur Pescol
 
 
 
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