I ladins

Otre 7.000 anni fa arrivarono i primi cacciatori. Con archi e frecce aspettavano negli incolti prati che gli animali uscissero dai fitti boschi; Per centinaia di anni l’uomo si è sentito parte del mutar delle stagioni, delle vibrazioni della terra, del regno animale.

In seguito i romani portarono le loro tecnologie nuove e una nuova lingua. Popolazioni attraversarono quello che allora non era ancora chiamato ne Südtirol ne Alto Adige.

Dal Danubio al Lago di Garda, dal passo del San Gottardo a Trieste. I nonni raccontavano le leggende in lingua romanza; i bambini, insieme a quella lingua crescevano, sani, robusti e ladini.

Baiuvari, normanni, slavi s’incunearono nelle valli della catena montuosa più giovane d’Europa. La grande lingua unitaria fu spezzata. Molto tempo dopo vennero i francesi, i tedeschi, l’opzione, l’italianizzazione. La tripartizione fascista divise territori e cuori, tirolesi e ladini. Eppure è sopravvissuta, quell’importante lingua. In Engadina, in Friuli, intorno al gruppo del Sella.

Il nostro piccolo mondo ora ha bisogno di cura e attenzione nel corpo e nell’anima. E in testa.
 
 
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