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Il giorno del silenzio

di michil costa
L'architetto Giovanni viene da noi tutti i giorni, si accomoda al bar, ordina un buon bianco. A volte mi siedo con lui, chiacchieriamo.


Alle cinque del pomeriggio del 19 di settembre in Casa La Perla c’era la quiete più assoluta. Al banco c’era solo lui, l’architetto. Ci salutiamo con un cenno. “Cos’è per te il Silenzio?” mi scrive su un foglietto. Ne nasce un dialogo muto, intenso, come mai c'era stato negli ultimi trent'anni.

Coloro che ci hanno chiamato sabato 19 e domenica 20 di settembre si saranno meravigliati ascoltando la segreteria telefonica: “è il nostro giorno del silenzio, richiamateci”. Si saranno detti: “La Perla si è trasformata in un convento?!” Oppure: “Gli ospiti in futuro saranno asceti e verranno nutriti con un tozzo di pane, dissetati con un calice d’acqua fresca e le loro anime verranno sfamate da dispensatori di saggezze?”. Dall’oste di vino mi trasformerò in oste Divino?

No, così in fondo non vogliamo andare, c’è tanto in mezzo. Non abbiamo certo la presunzione di insegnare qualcosa, tantomeno addentrarci nel campo della spiritualità. Vogliamo giusto condividere con i nostri ospiti i saporiti frutti delle silenti ore passate insieme.

Volevamo ascoltare noi stessi, meditare su quel che ci circonda. Frenare la lingua per dare voce alla nostra fantasia. Volevamo rivivere una fiaba con i folletti magici e un poco dispettosi del bosco, con il vecchio saggio che scriveva i suoi pensieri per poi, inesorabilmente, bruciarli. Per chi non avrà colto quel momento, l’istante sarà passato. Volevamo un poco divertirci, volevamo un poco provocare.

Abbiamo capito tante cose: non dire niente non significa non avere nulla da dire: tanto è stato “parlato”, tante emozioni a volte nascoste sono venute a galla. La consapevolezza del nostro respiro è stata per molti di noi una rivelazione. Quel respiro che, a momenti, ci è mancato nel primo giorno del Silenzio della nostra Casa. Tanto e forte era il Momento. Istanti che ci ricorderemo, perché vissuti con quella consapevolezza che solo il silenzio sa regalare. Ci ricorderemo della ballerina che danzava sulle note mute del pifferaio magico. Della memorabile jam session a fine serata, in cui ogni ospite si è scoperto percussionista e musico. Dell’indovino che scriveva frasi misteriose, del Maestro Cristiano che ci ha fatti sdraiare sui prati sotto le cascate del Pisciadù, delle dame di corte che ci hanno trasportato in un’altra dimensione. Senza orologi, senza telefoni, senza tempo.
Un forte abbraccio da noi tutti a chi c’è stato, un abbraccio caldo e sincero e silenzioso a tutti gli altri. Come un raggio di Sole Dolomitico.

michil

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