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Francesco Ricci Mercoledì, 6 Luglio 2016

Il messaggio è nel massaggio

L’arte del massaggio è nel dialogo: ecco perché nella Spa La Perla ogni trattamento non è un rituale ripetuto ma un’esperienza benefica che sempre si rinnova e conduce lontano
Il messaggio è nel massaggio
 
 
 
"E allora li saluto questi benedetti pensieri, che se ne vanno un po’ imbronciati e gelosi, cacciati dal loro regno che è la mia testa sempre infarcita d’inutili fardelli e preoccupazioni."
In principio c’è un ordine alfabetico: accappatoio, ascensore (di solito faccio le scale, ma il pudore m’impedisce di aggirarmi per la Ciasa tutto bardato di bianco), atrio… Una volta varcato il confine tra mondo reale e mondo fantastico, diviso da una porta di legno massiccio dotata di una vecchia maniglia di ferro, si entra in una dimensione dominata dalle leggi del benessere. Non è facile oltrepassare una porta e dirsi: ‘vado a stare bene’. Non è una questione di superare la barriera di un’imposizione forzata, bensì di accettare che qualcuno all’infuori di te sappia accoglierti, avvicinarti e calarti in uno spazio nel quale le cose si susseguono secondo un ritmo fluido, sospeso. Insomma, affidarsi di colpo a qualcuno che sappia condurti verso l’oblio non è così scontato. E allora mi dico: ‘sarò in buone mani?’ Mani. La stretta di mano di Biancamaria, che mi accoglie con un sorriso luminoso, è vigorosa e tranquillizzante allo stesso tempo. Mani. In questa Spa so che le mani delle persone che la abitano sanno ascoltare. E che sanno rispondere. L’arte del massaggio è nel dialogo. E qui sono tutti artisti. Le massaggiatrici ascoltano i segnali che arrivano dal corpo dell’ospite e utilizzano le diverse tecniche che conoscono per dare una risposta a quei segnali: il massaggio è perciò ogni volta diverso, perché noi siamo sempre diversi, tra di noi e da un momento all’altro. Eppure le mie difese di uomo bianco padano vibrano di nuovo mandando segnali d’insofferenza. Non conta il peso dei libri letti, della musica ascoltata, dei viaggi fatti, di tutte le presunte esperienze che dovrebbero comporre l’architettura dell’io. Proprio qui è il segreto: questo benedetto io deve sgretolarsi, frantumarsi, smettere di rompere per un po’, please. In questi casi mi viene in aiuto l’indomita indole di vecchio hippy consumato: ‘lasciati andare Frank, e non scocciare più di tanto con le tue fottute ansie’. Mani. Appare Lindita, che mi accompagna in una stanza piccola e sobria: saluto le Dolomiti ed entro In Tibet senza passare dal via. No, non è solo Tibet, ci sono il deserto, i Tassili degli Ajjer, la catena andina, spezie e profumi di altri mondi che sembrano lontani e invece sono tutti qui, racchiusi in questa piccola stanza allestita con un lettino e poco altro. Lindita mi lascia solo per qualche minuto, il tempo di togliermi l’accappatoio, di sdraiarmi a pancia in giù sul lettino e di dire ciao ai pensieri di sempre. Da adesso in poi è tempo di viaggiare e, se è possibile, di smettere di pensare. Che per me è un’impresa quasi impossibile. Forse è proprio qui il benessere: nell’assenza di pensieri. Saluto persone care e respiro profondamente. Le mani di Lindita iniziano a manipolare la mia vecchia carcassa e m’invitano con tatto, appunto, a far uscire i pensieri per lasciare spazio alle vibrazioni. E allora li saluto questi benedetti pensieri, che se ne vanno un po’ imbronciati e gelosi, cacciati dal loro regno che è la mia testa sempre infarcita d’inutili fardelli e preoccupazioni. All’improvviso il suono delle tabla, del sitar, i canti che si fanno nenia: melodie avvolgenti in sintonia con le mani che mi arrotolano, mi sciolgono, allentando tensioni, richiamando positività. I muscoli si distendono, le preoccupazioni svaniscono e le mani che massaggiano creano piccole onde che portano lontano, verso lidi senza geografia, atolli senza mappa, arcipelaghi senza punti di riferimento. Eppure non mi sento perso, non fluttuo fra i marosi in tempesta, non c’è timore. E’ come sentirsi su un materassino in uno spicchio di mare dolce e placido e blu. E’ come sentirsi su un tappeto volante e oltrepassare le nuvole scaricando la zavorra dei pesi inutili. Il benessere è leggerezza. Sensuale e cosmica. E le mani non ti lasciano solo, ti conducono con maestria priva di presunzione, con destrezza mista a delicatezza, verso una nuova fonte di energia. Il corpo reagisce disfacendosi di ogni reazione, e in questa assenza trova nuovi impulsi. Come se si rigenerasse liberandosi dei segnali consueti che le sinapsi lanciano indomite ai nostri muscoli. Le mani solleticano i centri nervosi che finalmente se la spassano e smettono di generare ordini su ordini. E nel corpo prende il sopravvento un’anarchia sbarazzina, che ha a che fare con una specie di Osanna nell’alto dei cieli. Il sacro e il profano uniti in un’ora di pura gioia benefica e rigenerante. Oh yes!
Per piacer di cronaca, il massaggio che ho ricevuto è il massaggio La Perla, signature treatment della Ciasa, che è un tipo di trattamento che va a inserirsi in una sorta di menu di ‘massaggi di montagna’, fiore all’occhiello della Spa La Perla: massaggi con le pietre, con i legni di cirmolo, con fagottini alle erbe aromatiche, con il miele. E’ opportuno ricordare che una parte del prezzo di questo massaggio è destinata alla Costa Family Foundation per cui al bene che si fa a se stessi si aggiunge quello di altri individui meno fortunati. Oltre ai massaggi di montagna esistono altre soluzioni e trattamenti che lascio all’ospite di Ciasa La Perla il piacere di scoprire. Basta chiedere a Biancamaria, la Spa manager di Ciasa, e capire, per chi già non lo sapesse, che il messaggio è nel massaggio. Di qualità e benefica gioia.

Francesco
 
 
 
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